Dal diabete alle allergie, 5 disturbi che potrete curare con Capparis spinosa

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  • 25 May 2018

La famiglia delle Capparaceae include circa 800 specie distribuite in regioni calde, anche molto aride, di entrambi gli emisferi del mondo. Queste piante hanno sviluppato meccanismi speciali per sopravvivere in condizioni estreme e di conseguenza la loro introduzione in alcune zone può aiutare a prevenire la distruzione di quei fragili ecosistemi e il degrado del suolo. Il cappero cresce spontaneamente nelle steppe dell’Africa settentrionale e nei paesi mediterranei, ma viene anche coltivato ed esportato. Diverse specie di Capparis sono state utilizzate nella medicina popolare fin dai tempi antichi, specialmente nei paesi come il Marocco, la Tunisia, la Turchia e nell’Asia occidentale e centrale. La relazione tra capperi e esseri umani risale all’età della pietra. Resti di Capparis spinosa Linn. sono stati rinvenuti in siti archeologici nel Mesolitico inferiore (9500-9000 anni fa). Recentemente sono stati scoperti resti di Capparis spinosa in tombe risalenti a 2800 anni fa in Cina dove la pianta veniva utilizzata per scopi medicinali. Tra le specie C. spinosa ha una grande importanza alimentare, cosmetica e medicinale. I boccioli floreali sono comunemente usati nella cucina mediterranea per insaporire la carne ed altri cibi. Ma cerchiamo di capire quali sono i composti fitochimici di C. spinosa che potrebbero essere utilizzati per la gestione di diverse malattie.

 

Gli importanti effetti farmacologici sono attribuiti ai flavonoidi. Fanno parte dei principali costituenti di questa pianta anche i saccaridi e i glicosidi, gli alcaloidi, i terpenoidi e gli oli volatili, gli acidi grassi, le vitamine C ed E, e gli steroidi.

 

Sebbene studi clinici siano ancora in atto e manca una vera caratterizzazione della composizione chimica della pianta, le principali attività farmacologiche finora esplorate di C. spinosa sono

 

antidiabetiche: uno studio sull’uomo ha determinato un abbassamento della concentrazione del glucosio e del colesterolo nel sangue in pazienti diabetici quando questi venivano trattati con estratto di C. spinosa, con un dosaggio di 400 mg tre volte al giorno per due mesi.

 

antiallergiche: la frazione metanolica di C. spinosa esercita un effetto inibitorio contro le allergie in particolare contro l’eritema cutaneo indotto dall’istamina e contro il broncospasmo.

 

antiipertensive: C. spinosa è conosciuta nella medicina popolare per i suoi effetti diuretici e antipertensivi e per l’effetto vasodilatatore. Alcuni studi hanno dimostrato che il consumo della pianta causa una significativa riduzione della pressione arteriosa agendo sulla frequenza cardiaca, sulla via di sintesi dell’ossido nitrico e sull’inibizione dell’enzima di conversione dell’angiotensina.

 

antifungine e antibatteriche: l’ estratto acquoso di C. spinosa ha impedito completamente la crescita di due specie di funghi: Misrosporum canis e Trichophyton violaceum. I composti volatili hanno mostrato una simile attività di inibizione contro le specie batteriche Helicobacter pylori, Escherichia coli e Bacillus cereus.

 

epatoprotettive: un composto importante denominato p-metossi-acido-benzoico è stato isolato dall’estratto acquoso di C. spinosa e la sua attività anti-epatotossica è stata valutata nei ratti. Questo composto ha prevenuto gli effetti tossici del paracetamolo negli epatociti sia in vivo che in vitro. L’effetto è stato paragonato a quello della Silimarina, un composto che si ottiene da flavonoidi estratti dalle foglie del cardo mariano. La sillimarina è nota ed utilizzata per il potente effetto epatoprotettivo.

 

Anche se la maggior parte degli studi che hanno dimostrato gli effetti benefici di C. spinosa sono basati sugli animali e su dati piuttosto eterogenei, risulta evidente il potenziale terapeutico di questa pianta per lo sviluppo di nuovi principi attivi da utilizzare nel trattamento di malattie croniche e nella prevenzione di altri disturbi.

 

Referenze:
Pharmacological Properties of Capparis spinosa Linn International Journal of Diabetology & Vascular Disease Research (19 June 2015), pp. 99-104, doi:10.19070/2328-353x-1500020 by Moufid, Farid, Eddouks

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